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IL MURO DELLA CHIESA DI S.MARIA CHIEDE AIUTO ALLE ISTITUZIONI

3 maggio 2009 Nessun Commento
Montebello Jonico – Un sito di elevata importanza storica ed archeologica tende ad essere cancellato dal tempo.
Questo è l’allarme lanciato da un testimone del luogo che ha vissuto per secoli nel silenzio.
A chiedere l’intervento alle istituzioni, infatti, non è una persona o più persone ma proprio l’ultimo muro, appartenente alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie in Montebello Jonico, da poco, sfrattato dalla sua posizione originaria a causa delle recenti condizioni atmosferiche avverse.
Quel muro silente, abbandonato nel tempo e nello spazio, ora parla più di ogni altro oratore. Ancora una volta tacito e a terra chiede aiuto a chi per secoli, forse, non si è accorto della sua presenza.
Non è quindi un uomo a lanciare un appello ma un pezzo di storia, ossia popoli interi del passato che hanno vissuto quei luoghi ed hanno costruito questa storia.
Proprio loro ora, attraverso quel muro caduto, chiedono il riconoscimento di una vera dignità insita nella cultura e nella civiltà passata.
Dignità estesa principalmente a quei resti mortali di chi, nei secoli scorsi, veniva seppellito nelle Chiese e che ora, invece viene ospitato in cassette da legno solitamente utilizzate per contenere la frutta.
Il muro caduto rappresentava e rappresenta il pilastro di una storia che affonda le proprie radici nel passato remoto e al tempo in cui quel luogo sintetizzava una grande vitalità civile e religiosa.

Alto circa tre metri, viveva da secoli, immerso tra la vegetazione.
Ora invece è crollato al suolo e per fortuna non si è sgretolato completamente ma ancora integro invita le istituzioni a volerlo rimettere nel suo luogo originario.
Forse questo muro intende stimolare, in prima persona, chi ha responsabilità in merito e intende comunicare a chi per tanto tempo ha osservato che è ora di iniziare a rimboccarsi le maniche.
In questa Chiesa si celebrava in rito greco, dal momento che il vicariato di Montebello rappresentava una delle cinque realtà greche della diocesi di Reggio Calabria quando ormai era diventata latina.
Si tratta di un sito di particolare interesse storico.
Un luogo che potrebbe narrare una storia intrisa di religiosità e di cultura.
Il professore Luigi Sclapari, storico ed esperto dei luoghi, ha affermato che “la Chiesa di S. Maria delle Grazie, dove era presenta una confraternita omonima, era aggregata alla Protopalale di S. Maria della Presentazione o dell’Isòdia e la prima traccia scritta in merito all’esistenza della Chiesa si trova negli atti visita pastorale svolta il 27 luglio 1595 da Mons. Annibale d’Afflitto, vescovo della Diocesi”.
Si trattava di una Chiesa abbastanza grande, così come quella di S. Antonio, anche questa cancellata dal tempo.
I tesori archeologici presenti in questo sito non sono solo il muro ma principalmente la camera tombale con volte a botte per cadaveri a sedere.
È bene precisare che è crollato solo il muro e non la cripta la quale si mantiene ancora integra ma necessitante di interventi urgenti onde evitare la rovina.
Ancora oggi una di queste, ma solo in parte, è possibile visitarla.
Si tratta di una sorta di corridoio sormontato da una volta a botte alle cui pareti sono presenti delle piccole nicchie dove venivano posti i cadaveri seduti.
Questi segni testimoniano una antica tradizione nel campo delle sepolture che tende ad essere dimenticata se non si ricostruisce in tempi brevi la mappa di quella memoria.
Ora lì i resti dei defunti si trovano ospitati dentro due cassette di legno appositamente rivestite con la carta dei sacchi di cemento.
Una vera e propria indecenza. Tutto ciò merita una giusta attenzione perché si tratta di persone; di uomini che hanno vissuto e costruito i luoghi.
E’ urgente che i resti visibili, senza contare quelli portati via dai cani e ritrovati in giro nei luoghi vicini, siano protetti e collocati in modo sicuro e nel luogo dove per secoli sono rimasti.
Intanto il sindaco Nisi ha disposto che il luogo venga transennato mentre ha assicurato il suo massimo impegno perché in tempi brevi si possa dare giusta importanza e dignità al sito così come si sta facendo per i resti della Chiesa di S. Anastasio dove si realizzerà il progetto di recupero realizzato dalla Soprintendenza di Reggio Calabria.
Intanto il muro della Chiesa di S. Maria delle Grazie e i resti dei defunti ospitati dentro le cassette attendono silenziosamente e proprio loro, per primi lanciano un appello alle istituzioni.

Vincenzo Malacrinò

pubblicato su “il Quotidiano della Calabria”

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