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LA MALARIA NELLA PROVINCIA DI REGGIO RAPPRESENTO’ UNA VERA PIAGA

31 maggio 2002 Nessun Commento
La tesi di Laurea di Giuseppe Favasuli descrive il problema
E’ stata discussa presso la facoltà di lettere e filosofia di Messina una brillante tesi di laurea dal titolo: il paesaggio malarico (territorio, agricoltura e società nel Reggino Jonico tra il XIX e XX secolo). Una tesi innovativa ed originale contenente uno studio che non era mai stato fatto prima d’oggi in modo dettagliato. Una lunga ricerca contenuta in ben 350 pagine che ha visto impegnato il neo dottore Giuseppe Favasuli attraverso indagini accurate sull’intero territorio reggino. Relatore il ch.mo prof. Domenico Trischitta che ha abilmente introdotto il contenuto della tesi prima della discussione. Centro della ricerca del dottore Favasuli è stato tutto il territorio della provincia Jonica reggina tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, periodo particolare per la presenza della malaria, fenomeno che ha seminato terrore e morte per lunghi anni. Nel corso delle discussione il candidato ha esaminato gli aspetti ed i caratteri generali della provincia reggina per poi soffermarsi sulle cause che hanno portato al diffondersi della malaria e successivamente i rimedi che hanno attenuato questo grave problema. “Sono state le condizioni generali, climatiche, igieniche e sanitarie che hanno portato il grave problema malarico a radicarsi su tutto il territorio reggino e sono state le stesse che hanno determinato il perdurare nel tempo dell’infezione tra un popolo che rifiutava ogni mezzo ufficiale di lotta come appunto il chinino di stato” queste le parole del dottore Favasuli durante un momento della discussione. In sostanza il popolo reggino come illustra successivamente Giuseppe Favasuli viveva in condizioni particolari, dove, miseria, analfabetismo e particolari condizioni ecologiche ambientali si fondevano insieme per dare spazio al diffondersi dell’agente causa della malaria, ossia alle zanzare anofele. Tra l’altro, ha affermato il dottore Favasuli “Era proprio la puntura di questo insetto che procurava febbri e che successivamente seminava morti, tra questi moltissimi bambini. L’intervento dello Stato era lento e leggi in materia non furono attuate in modo tempestivo”. Nella sua tesi viene poi descritto in modo molto elegante con grafici ed illustrazioni tematiche, l’economia, le somministrazioni di chinino, le produzioni ed il territorio del reggino che va da Reggio Calabria all’ultimo paese del circondario di Gerace. Vengono messi in evidenza primi ambulatori malarici, mappe topomalariche che circoscrivono il territorio infetto ed ancora mappe che descrivono le coste e le zone montane. Un lavoro veramente innovativo che ha suscitato l’interesse di tutti perché capace di riassumere diverse pubblicazioni e scritti sparsi un po’ ovunque. Così anche se i primi del ‘900 sono già passati a distanza di un secolo, qualcuno ha scritto e descritto quel territorio, quella cultura, quella gente che ci ha preceduto e se prima qualcuno poteva affermare di non avere riferimenti per comprendere quel tempo passato ora basta solo consultare questa tesi che in modo sciolto e preciso fa rivivere oggi il passato.
Vincenzo Malacrinò

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